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IMMENSO KOBE BRYANT: 81 PUNTI IN 42 MINUTI... HA MOSSO I PRIMI PASSI A REGGIO, I RACCONTI DEGLI AMICI: «ERA UN PREDESTINATO»

24 gennaio 2006

   

«Nemmeno da bambino sarei riuscito a immaginare una performance così». Parole e musica di Kobe Bryant. Un nome destinato ad entrare sempre di più nella leggenda del basket dopo il record messo a segno nella notte tra domenica e lunedì. Contro i Toronto Raptors, infatti, il figlio dell'ex Sidis e Riunite Joe Bryant (a Reggio nelle stagioni 1989/'90 e '90/'91), ha trascinato i suoi Lakers alla vittoria per 122-104, realizzando 81 punti in 42 minuti (per un complessivo 28 su 46 dal campo di cui 7 su 13 da 3 punti, e ben 55 punti tra terzo e ultimo quarto). Un record impressionante, che nella storia del campionato professionistico americano solo l'indimenticato Wilt Chamberlain è riuscito a battere, quando infilò 100 punti nella retina dei Knicks il 2 marzo del 1962. L'impresa, in ogni caso, non ha eguali nel basket moderno e merita di essere commentata partendo da lontano. Da quando, cioè, il piccolo Kobe vestiva la maglia della Pallacanestro Reggiana.
Così lo ricorda il tecnico Andrea Menozzi: «Si vedeva la differenza rispetto ai coetanei - racconta l'attuale responsabile del settore giovanile biancorosso - perchè Kobe aveva un gran possesso di palla, un ottimo tiro da fuori e tanta voglia di emergere. Dal punto di vista della potenza Fisica, però, era difficile aspettarsi una crescita così straordinaria».
Una crescita che non era stata prevista neppure dall'ormai ''leggendaria'' professoressa Sassi: l'insegnante di educazione fisica della scuola media Manzoni di Reggio Emilia che in tempi non sospetti consigliò a Bryant di cambiare sport... Chi era convinto di avere grandi potenzialità nel basket, però, era proprio il piccolo Kobe: «La cosa che mi sorprendeva di lui - racconta Nicola Prandi, compagno nelle giovanili - era la sua mentalità da campione. Ricordo la sua costante voglia di allenarsi, di migliorarsi. Aspetti che lo rendevano speciale e superiore al resto dei coetanei».
A confermare tutto è Christopher Ward, pure lui ex compagno e amico fraterno di Bryant: «Conoscendo bene Kobe mi aspettavo un exploit del genere, fa parte del suo Dna. Dopo un leggero infortunio al ginocchio - svela -, Kobe ci disse che l'avremmo visto Giocare in Nba se quel contrattempo non gliel'avesse impedito. All'epoca tutti scoppiammo a ridere, ma ha avuto ragione lui...».

Luca Marani

pubblicato su L'Informazione di Reggio  
http://www.linformazione.com/archivio/20060124/37_RE2401.pdf
e BasketNet   http://www.basketnet.it/news/?id=61378

Pubblicato il 24/1/2006 alle 20.3 nella rubrica PRIMO PIANO.

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