Blog: http://lucamarani.ilcannocchiale.it

DIARIO DA AMSTERDAM: IN VIAGGIO CON LA LANDI RENZO NELLA CITTA' "LIBERA"

16-17-18 gennaio 2006



AMSTERDAM    (1° GIORNO)

dall’inviato Luca Marani

Situata al centro dell’Europa, ma così diversa dal resto del vecchio continente, Amsterdam è da sempre una meta ambita. Così, in un clima reso speciale dalla destinazione ma con la testa già proiettata al match di stasera, la comitiva biancorossa ha lasciato Reggio in direzione Bologna, dove l’attendeva il volo per Amsterdam. Strano ma vero, tutti si sono presentati puntualissimi, compreso un Humphrey improvvisato pasticcere, arrivato con un vassoio di delizie sottobraccio pronte da offrire ai compagni. Sul pullman, intanto, l’entusiasmo per la partenza si mescolava alla stanchezza per il lento risveglio. C’è chi ha dormito profondamente come Gigli, chi invece ha cercato di rilassarsi ascoltando musica o leggendo giornali, vedi un Infante molto attento ai voti del fantacalcio. Una sola eccezione: Roberson. Insolitamente pimpante già di prima mattina, e privo del mitico cuscino che aveva portato con sè ad Atene. Nel frattempo, sugli schermi del pullman veniva proiettata una partita del Barcellona, con tanto di gol del neo-pallone d’oro Ronaldinho. Della serie, a noi del basket il calcio non interessa…

Si è arrivati così all’aeroporto di Bologna. Dove, tra i vari pendolari dei cieli, abbiamo scorto anche Nate Green, statunitense della Fortitudo subito salutato dagli yankee biancorossi. Di lì a poco, il gruppo ha dato l’arrivederci al Bel Paese per sbarcare nei Paesi Bassi, intorno alle 14.30. Dopo un lungo tragitto nella pista d’atterraggio che sembrava non finire mai, è stato il momento del ritiro bagagli. E qui, a rischiare grosso è stato il vice Menetti, “salvato” dal resto del gruppo dopo aver dimenticato il proprio borsone nel bel mezzo dell’immenso Schiphol Airport. Passato il peggio, è stato poi il momento del relax fino al trasferimento in albergo, un lussuoso hotel distante però alcuni chilometri dal centro della città. Anche qui tutti si sono organizzati nei modi più disparati, ma merita una citazione lo svago di Roberson: una rivista osè comprata nella prima edicola. Il soggiorno ad Amsterdam, città “libera” per eccellenza, non poteva che iniziare così…



AMSTERDAM    (2° GIORNO)

dall’inviato Luca Marani

Svegliata di soprassalto alle 9 di mattina, così come tutti i giornalisti al seguito (per buona pace delle pochissime ore di sonno), la truppa biancorossa ha iniziato a scaldare mente e muscoli fin dalle prime ore del martedì. Inflessibili come avevano promesso, coach Frates e tutto lo staff della Landi non hanno infatti concesso distrazioni fino al dopo partita (vittoria permettendo), relegando il gruppo biancorosso nell’albergo fuori città. Una sorte che, per nostra fortuna, non è toccata ai giornalisti. Difficile, d’altronde, tenere a freno entusiasmi ed istinti in una città come Amsterdam.

Capitale olandese che con l’Olanda non ha molto da spartire, a dire il vero, se non i canali che solcano in lungo e in largo la metropoli. Fiori e mulini, i simboli della nazione arancione, si trovano invece col lanternino, mentre molto più frequenti sono i rinomati (e in fondo pittoreschi) coffee shops e locali a luci rosse. Così come le biciclette, numerosissime e coloratissime, che si incrociano in ogni angolo della città. Ma Amsterdam non è solo divertimento e trasgressione: è anche storia e memoria. Da conservare nell’album dei ricordi, dunque, pure il Rijkmuseum dove rivivono le opere dei pittori Impressionisti, o la toccante casa di Anna Frank, rifugio prima della morte della ragazzina tristemente celebre per il suo libro-denuncia sui crimini del nazismo. Trascorsi così mattino e pomeriggio, attorno alle 18 la truppa di giornalisti armata di computer e telefonini si è riversata nello Sporthallen, il polifunzionale impianto di casa dei Demon Astronauts, dove ha ritrovato una Landi già in tuta di riscaldamento. Proprio qui siamo stati protagonisti della “perla” di giornata. Fermati dalla maschera del palasport, che diffidava (forse giustamente) della nostra identità di giornalisti, il manipolo di cronisti reggiani è stato salvato dal provvidenziale intervento di un collega, per l’occasione spacciatosi dirigente della Pallacanestro Reggiana. Da lì in poi, quindi, prima di mettersi tutti a lavorare (chi sul parquet e chi fuori), c’è stato solo il tempo per ascoltare i cori delle (inguardabili) cheerleaders degli Astronauts, e per vedere la (megalomane) presentazione della squadra di casa sotto la colonna sonora di Kill Bill. Due cose di cui avremmo fatto volentieri a meno…

luca marani

pubblicato su L'Informazione di Reggio  
http://www.linformazione.com/archivio/20060117/36_RE1701.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20060118/35_RE1801.pdf

Pubblicato il 22/1/2006 alle 14.43 nella rubrica PENSIERI.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web