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lucamarani
Studente, giornalista e webmaster, dal 2001 è collaboratore di "BasketNet.it", sito ufficiale in lingua italiana di J&J International Group, e a partire dal 2005 del quotidiano "L'Informazione" di Reggio Emilia. E-mail: lucamarani@tin.it
 
 
 
 
           
       

BLOG personale a cura di LUCA MARANI
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Studente, giornalista e webmaster, nasce a Montecchio (RE) nel febbraio del 1985.  Frequenta fino al luglio del 2004 il Liceo Aldo Moro di Reggio Emilia dove consegue il Diploma di maturità scientifica. E' attualmente iscritto alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
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Dopo una serie di esperienze minori, nel 2001 intraprende l'attività di cronista sportivo. Dall'ottobre 2001, vale a dire dall'apertura del sito, è collaboratore di BasketNet (basketnet.it), Sito Ufficiale in lingua italiana della "J&J International Group" e primo sito di basket nel panorama web italiano come numero di visitatori. Per BasketNet è primo corrispondente da Reggio Emilia dalla stagione 2001-2002. Nello stesso anno, intrattiene una collaborazione con la Pallacanestro Reggiana.
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Nella stagione successiva, 2002-2003, cura la rubrica "Il punto sul campionato di Legadue", pubblicata periodicamente su Basketnet e sul sito ufficiale della Legadue, campionato che vede protagonista la Bipop Reggio Emilia. Sempre per BasketNet segue come inviato le gare interne della Pall. Reggiana nella Champions Cup, competizione europea patrocinata dalla FIBA.
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Dal gennaio 2005 collabora per il servizio sportivo de L'Informazione, quotidiano della provincia di Reggio Emilia.
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Ha seguito come inviato di BasketNet le Final Eight di Coppa Italia di serie A, disputate a Forlì nel febbraio 2005.

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10 febbraio 2006

ULEB CUP, REGGIO CONTINUA A SOGNARE: VENTSPILS KO, E' AI QUARTI DI FINALE



Due punti. Tanto basta alla Landi Renzo per festeggiare la qualificazione ai quarti di Uleb Cup, dove il prossimo ostacolo si chiamerà Hemofarm Vrsac (+ 18 su Alicante), squadra già affrontata nel girone. Finisce 85-83, dopo il meno uno dell'andata, e la squadra reggiana può così festeggiare insieme a un pubblico caldo e finalmente presente in massa anche in Coppa (sugli spalti anche l'ex Roberson).
Ancora priva del capitano Beard e di Humphrey, la Landi parte senza grosse novità, con Frates che concede ancora fiducia a Infante, rivelazione in Lettonia. A dare la scossa ci pensa però Johnson, per il 2-0 Ventspils. La Landi comunque c'è con la testa, soprattutto in difesa, anche se in attacco le percentuali non sono proprio da capogiro. Un problema che non tocca Minard e Gigli, che in schiacciata firmano il primo vantaggio interno (4-2 al 3'). Ancora Gigli e quindi Infante danno il +5 (9-4 al 4'), ma gli ospiti sono sempre vivi e impattano al primo affondo del gigante Petravicius (9-9 al 6'). A dare nuova linfa alla manovra biancorossa ci pensano comunque Carra e Blizzard: la Landi scappa sul +7 (17-10 all'8'), ma il Ventspils ricuce ancora lo strappo (20-17 al 10'). L'elastico prosegue anche nella seconda frazione, dove dal 24-24 del 13' si passa al 37-30 del 19', grazie a una tripla di Blizzard e ad alcuni lampi di Carra, decisamente meglio di Mc Intyre. All'intervallo, però, il Ventspils è ancora lì, sul -3 (39-36 al 20'). Dopo una pausa contraddistinta dalla premiazione del reggiano Silvio Duo, vincitore del Trivia Game di Uleb, e da una partitella organizzata dall'associazione Airone, si torna di nuovo a fare sul serio per la volata decisiva. E la Landi riparte con gli occhi della tigre. Sono gli occhi di Infante, che replica dai 6,25 al pareggio di Clemons (42-39 al 21'), o gli occhi di Gigli, che schiaccia in testa a Johnson costringendolo al fallo antisportivo (53-47 al 25'). Reggio scappa così fino al + 7 (54-47 al 26'), ma deve fare i conti con un monumentale Brokenborough, autore di 13 punti nel solo terzo quarto. Al 30' la Landi è ancora sul +5 (64-59), ma il vantaggio si sgretola subito grazie a un fulmineo 5-0 firmato Ventspils (64-64 al 31'). Da lì inizia un'estenuante battaglia punto a punto, con Frates che sacrifica Minard puntando sul doppio play (Mc Intyre-Carra), e Ortner che si improvvisa mattatore (77-70 al 37', 81-75 al 39'). La prestazione dell'austriaco è da libro cuore, con 16 punti nell'ultimo quarto compreso il 2/2 dalla lunetta che respinge la tripla di Timermanis (83-79 a 17''), ma non evita la lotteria dei tiri liberi. A firmare quello decisivo è Carra a 6 secondi dalla sirena, perché dall'altra parte Brokenborough sbaglia il tiro-qualificazione. Sospiro di solievo, Reggio può continuare a sognare.

IL POST-PARTITA, LANDI: "LA FAVOLA CONTINUA"

''La favola continua''. E' questa la frase migliore per descrivere il momento storico che sta vivendo la compagine biancorossa in Uleb Cup. A pronunciarla è il presidente Stefano Landi, un vero e proprio fiume in piena dopo la decisiva vittoria sul Ventspils: ''E' stato un finale pazzesco - dice -, ma il nostro successo è meritato. Splendido poi è stato conquistare la qualificazione davanti al nostro pubblico, finalmente presente in massa anche in Coppa''. Poi un commento sul match: ''Sapevamo di affrontare una squadra ostica, in più Brokenborough è stato devastante, ma tutti sono stati davvero bravi. I singoli? Potrei citarne tanti, a partire da Carra e Ortner, ma la nostra forza è proprio quella di poter puntare su tanti giocatori validi''. Infine un pensiero all'Hemofarm Vrsac, prossimo avversario nei quarti di finale: ''Una squadra molto tosta, sicuramente la più forte che abbiamo affrontato nel girone. Ora che siamo nei playoff, comunque, ogni gara fa storia a sé''.
Di poche parole, ma decisamente pesanti, è il vicepresidente Ivan Paterlini: ''Una grande vittoria davanti a un grande pubblico - esordisce -. Ma la verità è che ormai siamo troppo stretti anche per il PalaBigi. Se continueremo di questo passo ci toccherà giocare a Modena...''. Una chiara allusione alla necessità del nuovo palasport.

Luca Marani

pubblicato su L'Informazione di Reggio http://www.linformazione.com/archivio/20060208/35_RE0802.pdf e BasketNet   http://www.basketnet.it/news/?id=61908 - http://www.basketnet.it/news/?id=61909




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31 gennaio 2006

INTERVISTA A FLAVIO TRANQUILLO: «QUESTA BIPOP NON E' PIU' UNA SORPRESA»

30 gennaio 2006

Flavio Tranquillo analizza il momento d'oro della Bipop, avendo commentato l'impresa su Roma: «Solidità, intensità e ambiente: Reggio può ambire ai playoff. Pesic? Ha sbagliato, e tanto»



Non è un protagonista del basket giocato, ma in quanto a raccontare emozioni e sfumature della palla a spicchi non ha rivali. Di chi stiamo parlando? Di Flavio Tranquillo, ovviamente. Un nome e un cognome che già di per sè bastano per introdurre il personaggio, da anni voce del basket in Italia, che sabato sera ha commentato per Sky la grande impresa della Bipop con la Lottomatica.
Un match così palpitante deve essere stato una manna anche per l'audience...
«Gli spettatori si saranno sicuramente divertiti - attacca con la solita verve - perchè gli ingredienti erano quelli giusti: vantaggio e rimonta, gara equilibrata ed emozioni. Sotto questo profilo, siamo stati fortunati».
Non è un mistero, comunque, che Sky abbia fatto centro con la pallacanestro.
«E' vero, apprezzamenti ne abbiamo avuti e fanno sempre piacere, questo è ovvio. Tutti però, compreso il sottoscritto, ci limitiamo a compiere al meglio il nostro lavoro. Spetta ad altri decidere se e quanto vale oggi il basket in tv».
Tornando alla partita di sabato, che idea si è fatto?
«Beh, direi che giocare contro Roma è sempre molto difficile, e si è visto per una trentina di minuti. Reggio ha sofferto molto il fattore fisico e la difesa pressante, soprattutto quella nei primi secondi dell'azione sul primo lato. La Lottomatica, però, non ha chiuso la partita quando avrebbe dovuto, e Reggio ha pensato a fare il resto. In casa la Bipop non è nuova a queste imprese, e penso a Milano e Virtus. Arrivare all'ultimo quarto in parità così è stato un mezzo successo, perchè dal punto di vista mentale Roma è sprofondata sotto la pressione, mentre Reggo ha saputo esaltarsi».
Questa Bipop è in grado di puntare ai playoff?
«Può crederci insieme a un lotto di altre squadre. Dalla sua comunque ha la compattezza, la solidità, e un'intensità sullo stile dello scorso anno. Non è necessariamente un difetto, ma al tempo stesso la qualità delle punte è inferiore ad altri club. Se in certe giornate non dovesse trovare risorse dalle seconde linee, riuscendo a sopperire all'uno su 15 al tiro di Mc Intyre e Humphrey (come sabato, ndr), non sarà così facile vincere».
E' innegabile, comunque, che Reggio sia una fucina di talenti: vedi Carra e Infante...
«Vero, infatti non è il primo anno che si verifica un'esplosione così. Il segreto di tutto, in ogni caso, credo stia nell'ambiente. Per due ragioni: a) la possibilità per tutti, se non l'obbligo, di giocare tanto; b) la condizione ideale per farlo».
E il tanto chiacchierato Gigli? Come l'ha trovato?
«Ha segnato uno dei canestri più importanti della partita, proprio quando Reggio si era bloccata ed era finita al meno 11. Non solo contro Roma, ma in generale nell'arco della stagione, l'ho trovato migliorato sul perimetro, ma sicuramente meno incisivo dentro l'area. Non dico che sia peggiorato, anzi presumo che abbia lavorato molto per trovare il tiro da fuori, ma ora dovrà sforzarsi di recuperare quello che di buono faceva lo scorso anno sotto canestro. E penso soprattutto al girone d'andata, quando era veramente un'ira di Dio là sotto, non solo in attacco ma soprattutto in difesa».
Chiudiamo con quell'episodio sul finire del match. Tra lei e il coach capitolino Pesic gli animi si sono surriscaldati e non poco. La sua versione?
«Chi ha seguito la telecronaca sa già tutto: dopo un canestro di Carra che sembrava decisivo, Pesic si è avvicinato in modo più che offensivo, rimproverandomi di aver esultato. Ha sbagliato, e pesantemente, ma è una storia che finisce lì. Il dialogo con lui dopo la partita? Gli ho ribadito quello che pensavo: se portassi anche solo una punta di rancore farei male il mio lavoro. Se ha capito? Lo deve dire lui, io non ho bisogno della sua conferma per sapere che ha sbagliato. Spero solo che non perseveri».

Luca Marani

pubblicato su Lega A Basket   http://195.56.77.208/news/?id=60230




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24 gennaio 2006

IMMENSO KOBE BRYANT: 81 PUNTI IN 42 MINUTI... HA MOSSO I PRIMI PASSI A REGGIO, I RACCONTI DEGLI AMICI: «ERA UN PREDESTINATO»

24 gennaio 2006

   

«Nemmeno da bambino sarei riuscito a immaginare una performance così». Parole e musica di Kobe Bryant. Un nome destinato ad entrare sempre di più nella leggenda del basket dopo il record messo a segno nella notte tra domenica e lunedì. Contro i Toronto Raptors, infatti, il figlio dell'ex Sidis e Riunite Joe Bryant (a Reggio nelle stagioni 1989/'90 e '90/'91), ha trascinato i suoi Lakers alla vittoria per 122-104, realizzando 81 punti in 42 minuti (per un complessivo 28 su 46 dal campo di cui 7 su 13 da 3 punti, e ben 55 punti tra terzo e ultimo quarto). Un record impressionante, che nella storia del campionato professionistico americano solo l'indimenticato Wilt Chamberlain è riuscito a battere, quando infilò 100 punti nella retina dei Knicks il 2 marzo del 1962. L'impresa, in ogni caso, non ha eguali nel basket moderno e merita di essere commentata partendo da lontano. Da quando, cioè, il piccolo Kobe vestiva la maglia della Pallacanestro Reggiana.
Così lo ricorda il tecnico Andrea Menozzi: «Si vedeva la differenza rispetto ai coetanei - racconta l'attuale responsabile del settore giovanile biancorosso - perchè Kobe aveva un gran possesso di palla, un ottimo tiro da fuori e tanta voglia di emergere. Dal punto di vista della potenza Fisica, però, era difficile aspettarsi una crescita così straordinaria».
Una crescita che non era stata prevista neppure dall'ormai ''leggendaria'' professoressa Sassi: l'insegnante di educazione fisica della scuola media Manzoni di Reggio Emilia che in tempi non sospetti consigliò a Bryant di cambiare sport... Chi era convinto di avere grandi potenzialità nel basket, però, era proprio il piccolo Kobe: «La cosa che mi sorprendeva di lui - racconta Nicola Prandi, compagno nelle giovanili - era la sua mentalità da campione. Ricordo la sua costante voglia di allenarsi, di migliorarsi. Aspetti che lo rendevano speciale e superiore al resto dei coetanei».
A confermare tutto è Christopher Ward, pure lui ex compagno e amico fraterno di Bryant: «Conoscendo bene Kobe mi aspettavo un exploit del genere, fa parte del suo Dna. Dopo un leggero infortunio al ginocchio - svela -, Kobe ci disse che l'avremmo visto Giocare in Nba se quel contrattempo non gliel'avesse impedito. All'epoca tutti scoppiammo a ridere, ma ha avuto ragione lui...».

Luca Marani

pubblicato su L'Informazione di Reggio  
http://www.linformazione.com/archivio/20060124/37_RE2401.pdf
e BasketNet   http://www.basketnet.it/news/?id=61378




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24 gennaio 2006

«QUESTA BIPOP E' DA PLAYOFF», PAROLA DEL CAPITANO BEARD

24 gennaio 2006

Joey Beard 
svela i segreti sul momento d'oro dei biancorossi in Italia e in Europa: «Tre mesi fa eravamo bambini spaesati, oggi siamo diventati adulti»



Il primo martedì senza la Coppa, come non accadeva ormai da tre mesi a questa parte, è senza dubbio l'occasione giusta per fare il punto della situazione sul momento d'oro che sta vivendo la Reggio dei canestri. E chi meglio del capitano della Bipop può spiegare il segreto di una squadra che sta letteralmente volando, non solo in Italia ma anche in Europa.

«Stiamo attraversando un ottimo momento – racconta Joey Beard - e finalmente abbiamo trovato la continuità anche in trasferta. Segreti? Ora siamo un grande gruppo, molto unito in campo ma anche fuori.Un aspetto decisivo per creare la giusta chimica in una squadra. In più nessuno di noi è egoista, tutti hanno imparato a giocare per la squadra e hanno in testa un solo obiettivo: vincere».

Si è chiesto il perché del difficile avvio di campionato?

«Allora eravamo una squadra nuova, formata da tanti giocatori che non avevamo mai giocato insieme. Sembra banale, ma dovevamo ancora trovare il giusto amalgama. Delle quattro partite iniziali che abbiamo perso,poi,due erano sfumate per uno scarto minimo. Le avessimo vinte oggi saremmo qui a parlare di Final Eight...».

Senza tutti gli infortuni, dove potrebbe essere oggi la Bipop?

«E' fuor di dubbio che i tanti contrattempi ci hanno creato non poche difficoltà. E penso a Minard, Gigli,  Boscagin, Roberson e Mc Intyre. Gli infortuni fanno perdere il ritmo e non è mai facile ritrovarlo. Quando invece si gioca insieme con continuità, come ci è accaduto in quest'ultimo periodo, tutto diventa più facile e arrivano anche i risultati. Ma questa è la pallacanestro, e non possiamo certo lamentarci del nostro bottino fino a questo momento».

Dica la verità, a che punto è l'inserimento di Humphrey?

«Non è un mistero che Ryan può fare meglio. Certo deve ancora entrare nella mentalità della pallacanestro europea, ma credo che potrà essere molto utile nel finale di stagione, non solo a rimbalzo ma anche in attacco. E' entrato in punta di piedi, mettendosi al servizio della squadra, ma potrà solo crescere».

Ad inizio anno sperava di disputare di nuovo le Final Eight: obiettivo mancato di un soffio. Qual è il prossimo sogno nel cassetto?

«E' vero, tornare a Forlì, questa volta in maglia Bipop, era il mio primo obiettivo. Ci siamo andati molto vicini,ma credo che nel girone di ritorno potremo fare anche meglio rispetto all'andata. Ora siamo una squadra completa, abbiamo tanti mesi di lavoro alle spalle e tutti hanno capito il loro ruolo. I playoff? Perché non crederci, mancano ancora 17 partite e tanti punti da assegnare».

Veniamo all’Uleb Cup. Che avversario sarà il Ventspils e quanto potrà andare lontano questa Landi?

«Non conosco molto la formazione lettone, lo ammetto, ma immagino che sia una squadra tosta. Sicuramente sarà una sfida difficile, ma se giocheremo con l'energia e la pazienza mostrata nelle ultime gare avremo buone chances di vittoria. Andare avanti? Certo, ci credo, ma ora dobbiamo pensare prima di tutto alla prossima partita, perché sarà la più importante».

Si può dire che la scelta di Reggio è stata quella giusta?

«Quando ho accettato l'offerta della Bipop sapevo di poter giocare di più rispetto all'anno scorso e posso dire di non essermi sbagliato. Ora sono molto felice, perché sto crescendo insieme alla squadra. Usando una metafora, prima eravamo bambini, ora siamo uomini».

Il suo futuro è in mano alla Benetton, ma la Bipop potrebbe riscattarla. Ha già pensato all'anno prossimo?

«Sì, e non ho dubbi: vorrei rimanere qui. Di Reggio mi piace tutto: la squadra, i dirigenti, la città e i tifosi. Quando ci troveremo per discuterne – conclude Beard – farò valere le mie idee».

Luca Marani

pubblicato su L'Informazione di Reggio
http://www.linformazione.com/archivio/20060124/37_RE2401.pdf




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22 gennaio 2006

DIARIO DA AMSTERDAM: IN VIAGGIO CON LA LANDI RENZO NELLA CITTA' "LIBERA"

16-17-18 gennaio 2006



AMSTERDAM    (1° GIORNO)

dall’inviato Luca Marani

Situata al centro dell’Europa, ma così diversa dal resto del vecchio continente, Amsterdam è da sempre una meta ambita. Così, in un clima reso speciale dalla destinazione ma con la testa già proiettata al match di stasera, la comitiva biancorossa ha lasciato Reggio in direzione Bologna, dove l’attendeva il volo per Amsterdam. Strano ma vero, tutti si sono presentati puntualissimi, compreso un Humphrey improvvisato pasticcere, arrivato con un vassoio di delizie sottobraccio pronte da offrire ai compagni. Sul pullman, intanto, l’entusiasmo per la partenza si mescolava alla stanchezza per il lento risveglio. C’è chi ha dormito profondamente come Gigli, chi invece ha cercato di rilassarsi ascoltando musica o leggendo giornali, vedi un Infante molto attento ai voti del fantacalcio. Una sola eccezione: Roberson. Insolitamente pimpante già di prima mattina, e privo del mitico cuscino che aveva portato con sè ad Atene. Nel frattempo, sugli schermi del pullman veniva proiettata una partita del Barcellona, con tanto di gol del neo-pallone d’oro Ronaldinho. Della serie, a noi del basket il calcio non interessa…

Si è arrivati così all’aeroporto di Bologna. Dove, tra i vari pendolari dei cieli, abbiamo scorto anche Nate Green, statunitense della Fortitudo subito salutato dagli yankee biancorossi. Di lì a poco, il gruppo ha dato l’arrivederci al Bel Paese per sbarcare nei Paesi Bassi, intorno alle 14.30. Dopo un lungo tragitto nella pista d’atterraggio che sembrava non finire mai, è stato il momento del ritiro bagagli. E qui, a rischiare grosso è stato il vice Menetti, “salvato” dal resto del gruppo dopo aver dimenticato il proprio borsone nel bel mezzo dell’immenso Schiphol Airport. Passato il peggio, è stato poi il momento del relax fino al trasferimento in albergo, un lussuoso hotel distante però alcuni chilometri dal centro della città. Anche qui tutti si sono organizzati nei modi più disparati, ma merita una citazione lo svago di Roberson: una rivista osè comprata nella prima edicola. Il soggiorno ad Amsterdam, città “libera” per eccellenza, non poteva che iniziare così…



AMSTERDAM    (2° GIORNO)

dall’inviato Luca Marani

Svegliata di soprassalto alle 9 di mattina, così come tutti i giornalisti al seguito (per buona pace delle pochissime ore di sonno), la truppa biancorossa ha iniziato a scaldare mente e muscoli fin dalle prime ore del martedì. Inflessibili come avevano promesso, coach Frates e tutto lo staff della Landi non hanno infatti concesso distrazioni fino al dopo partita (vittoria permettendo), relegando il gruppo biancorosso nell’albergo fuori città. Una sorte che, per nostra fortuna, non è toccata ai giornalisti. Difficile, d’altronde, tenere a freno entusiasmi ed istinti in una città come Amsterdam.

Capitale olandese che con l’Olanda non ha molto da spartire, a dire il vero, se non i canali che solcano in lungo e in largo la metropoli. Fiori e mulini, i simboli della nazione arancione, si trovano invece col lanternino, mentre molto più frequenti sono i rinomati (e in fondo pittoreschi) coffee shops e locali a luci rosse. Così come le biciclette, numerosissime e coloratissime, che si incrociano in ogni angolo della città. Ma Amsterdam non è solo divertimento e trasgressione: è anche storia e memoria. Da conservare nell’album dei ricordi, dunque, pure il Rijkmuseum dove rivivono le opere dei pittori Impressionisti, o la toccante casa di Anna Frank, rifugio prima della morte della ragazzina tristemente celebre per il suo libro-denuncia sui crimini del nazismo. Trascorsi così mattino e pomeriggio, attorno alle 18 la truppa di giornalisti armata di computer e telefonini si è riversata nello Sporthallen, il polifunzionale impianto di casa dei Demon Astronauts, dove ha ritrovato una Landi già in tuta di riscaldamento. Proprio qui siamo stati protagonisti della “perla” di giornata. Fermati dalla maschera del palasport, che diffidava (forse giustamente) della nostra identità di giornalisti, il manipolo di cronisti reggiani è stato salvato dal provvidenziale intervento di un collega, per l’occasione spacciatosi dirigente della Pallacanestro Reggiana. Da lì in poi, quindi, prima di mettersi tutti a lavorare (chi sul parquet e chi fuori), c’è stato solo il tempo per ascoltare i cori delle (inguardabili) cheerleaders degli Astronauts, e per vedere la (megalomane) presentazione della squadra di casa sotto la colonna sonora di Kill Bill. Due cose di cui avremmo fatto volentieri a meno…

luca marani

pubblicato su L'Informazione di Reggio  
http://www.linformazione.com/archivio/20060117/36_RE1701.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20060118/35_RE1801.pdf




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